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lo stato della libertà




Torno a scrivere, dopo molto tempo, su Mietzsche. Il fatto che mi ha spinto a risvegliare questo blog lo potete osservare con i vostri occhi attraverso il video che ho scaricato da youtube. Si tratta di un episodio non solo vergognoso, ma anche inquietante. Uno studente universitario, armato unicamente di parole, è stato bloccato, sbattuto a terra e stordito ripetutamente con scariche elettriche, quando già era immobilizzato e del tutto incapace di offendere. Un ragazzo la cui unica colpa è stata quella di farsi trascinare dalla veemenza delle proprie domande, che suonavano come accuse dirette al senatore John Kerry, ex candidato alla presidenza degli Stati Uniti. Andrew Meyer, questo il nome dello studente, ha continuato a rivolgersi a Kerry nonostante il tempo a sua disposizione fosse scaduto e il suo microfono è stato spento; una circostanza del tutto usuale in qualsiasi dibattito, soprattutto di natura politica. Per contenere l’ostinato oratore, al posto del solito moderatore o del semplice passare del tempo, è intervenuto un gruppo di poliziotti, facenti parte della sicurezza del campus universitario, che con inusitata aggressività hanno deciso di zittire l’intemperante interlocutore. Nessuno dei ragazzi presenti in aula si è alzato dalla propria sedia o ha deciso di reclamare contro ciò che stava avvenendo; lo stesso Kerry ha pensato bene di non protestare per l’evidente eccesso di brutalità da parte degli agenti, ritenendo più opportuno tentare di rispondere alla domanda, senza badare al fatto che l’autore di quella domanda era sdraiato sul pavimento, percorso da scariche elettriche. Davvero non trovo termini adeguati per descrivere la gravità dell’accaduto. Un attentato alla libertà di espressione del pensiero, un atto di violenza ingiustificata da parte dell’autorità costituita nei confronti di un singolo cittadino, del tutto inoffensivo, al quale sono stati calpestati i più elementari diritti civili. Il tutto sotto lo sguardo inebetito di studenti probabilmente intimoriti dalle possibili conseguenze di una loro qualunque azione di sostegno nei confronti di Meyer, oppure, peggio ancora, assuefatti oramai a un atteggiamento prepotente e autoritario dello Stato. Il tutto sotto lo sguardo indifferente e distaccato di un senatore americano, che ha perso gran parte della mia stima nei suoi confronti. Il tutto sotto il nostro sguardo, che non può e non deve passare oltre senza fermarsi a riflettere sullo stato della libertà in un mondo che non è affatto lontano dal nostro. Non conosco Andrew Meyer, non sono qui a scrivere per difendere le sue idee, le sue opinioni, le sue posizioni politiche. Sono qui per difendere le fondamenta della civiltà occidentale. Se innocui studenti universitari devono temere di essere arrestati e percossi a causa della loro passione politica, della loro irruenza, della loro impetuosità, significa che quelle fondamenta sono state intaccate.

Pubblicato il 18/9/2007 alle 22.49 nella rubrica Diario.

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