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Non è più il mio governo

Non è più il mio governo. Questo fantasenato alla ricerca di un senatore da comprare per impinguare la squadra della maggioranza è a dir poco squallido. Un comportamento da prima repubblica, una svendita totale della linea politica dell'Unione. La sfuocata visione che aveva fatto nascere questo centrosinistra è sparita del tutto, sacrificata in favore di Follini e di chissà chi altro. Rabbrividisco al pensiero dei compromessi che sono stati fatti e che ancor più si faranno al Senato, pur di sopravvivere. Certo le liberalizzazioni forse continueranno, la lotta all'evasione verrà confermata, il riequilibrio dei conti pubblici rimarrà una priorità, ma le scelte politiche? Improponibili in una coalizione che ha bisogno di accontentare molteplici posizioni sempre più discordanti, sempre più determinanti.

Determinanti per cosa però? Per non affrontare il giudizio del popolo che se chiamato oggi a far valere la propria sovranità ridurrebbe l'Unione in polvere. Per salvare l'Italia da Berlusconi, perché è  meglio continuare faticosamente a campare aggrappati tutti alle poltrone del potere, è meglio svendere la linea politica per comprare i seggi in Senato, è meglio evitare di dare troppo spazio ai processi democratici perché sarebbero letali per il governo, è meglio il peggio piuttosto che il resto. Ma prima o poi la democrazia della base, così distante dal mercato parlamentare messo in piedi dal vertice, farà pesare la propria volontà, il proprio disgusto, la propria piena delusione. 
Non è più il mio governo. Sotto ricatto perenne di comunisti pacifinti, incapaci di essere ragionevoli perché ottusamente invasati di ideologia e fanatismo. Incapaci di comprendere che per trovare una soluzione in Afghanistan non è possibile pensare a un ritiro unilaterale che isolerebbe l'Italia dalla comunità internazionale e le farebbe perdere qualsiasi influenza sull'evoluzione della situazione. Incapaci di assumersi quella responsabilità di governo che significa seguire una linea programmatica per raggiungere gradualmente obiettivi parziali che dai banchi dell'opposizione non sarebbero certamente avvicinabili in alcun modo. 
Non è più il mio governo. Schiavo di un centrismo cattolico e clericale che impedisce di compiere scelte di civiltà, di ampliare i diritti civili a tutti i cittadini, di fare dell'Italia un Paese veramente laico. Una schiavitù che aumenterà esponenzialmente, perché se l'obiettivo è quello di sopravvivere allora i centristi reazionari avranno in mano le chiavi delle catene che portano fin dentro la Città del Vaticano.

Attendo il Partito democratico, un sistema elettorale tendenzialmente maggioritario, un impulso bipolare, una nuova cultura politica e di governo, un'identità limpida, radicalmente riformista.
Sarà una lunga attesa, una lunga traversata durante la quale forze politiche a me distanti avranno il potere e faranno con ogni probabilità diversi danni, ma se vogliamo far svoltare davvero questo piccolo Paese dobbiamo iniziare questa traversata al più presto, senza perdere tempo nelle secche dalla politica da prima repubblica. 
Non è più il mio governo perché io ho votato l'Unione e l'Unione è finita e non tornerà. 

Pubblicato il 24/2/2007 alle 16.12 nella rubrica un po' di sinistra.

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