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Esportare l'America

Esportare l'America. Questo era il titolo del libro di Christian Rocca, uscito tre anni fa, con il quale il giornalista del Foglio spiegava la strategia neoconservatrice, giustificando la guerra contro l'Iraq in quanto parte di una più generale rivoluzione democratica globale, o almeno mediorientale.
Ecco l'America che Rocca pensava ingenuamente (lasciatemi usare questo eufemismo per non essere inutilmente volgare) fosse possibile esportare con i marines in assetto da guerra:
"Uozzamerica? Non è un luogo né un continente. E' la normalità, l'insostituibile libertà di essere normali. L'America è ovunque. E' la nostra vita: un lavoro che a volte soddisfa e a volte no; una famiglia e una casa; alzarsi la mattina, fare colazione e andare in ufficio. Questa è l'America. Poi si gioca, si scherza, si mangia, si litiga, ci si diverte. A volte si piange. Non sono solo rose e fiori in America. Ma ci sono gli amici, c'è il cinema, c'è l'amore, c'è la partita in tv".
Ecco l'America che è stata esportata in Iraq:
Uozzamerica? Non è un luogo né un continente. E' la guerra, l'insostituibile angoscia di essere in guerra. L'America è ovunque. E' la vita quotidiana: un'autobomba che esplode mentre sei in fila a cercare lavoro; una famiglia sterminata dai bombardamenti o dalle violenze settarie, una casa distrutta o abbandonata; alzarsi nel cuore nella notte, con l'ansia di essere rapiti, rapinati, uccisi, stuprati, torturati, arrestati. Questà è l'America. Poi si scappa, si va in esilio volontario, ci si arruola nella polizia o nelle milizie, si muore. Si piange sempre. Non sono rose e fiori l'America. Non ci sono più amici, c'è Abu Ghraib, c'è l'odio, c'è l'esecuzione in tv".

L'Iraq di Saddam era un Paese in catene, governato da un regime brutale, da un dittatore sadico.
Ci sono dei giorni in cui l'America è un miraggio, una speranza, un'illusione, un progetto per il futuro, un orgoglio per l'Occidente, una sorella dell'Europa.
Ci sono dei giorni in cui l'America fa proprio schifo. E questo è uno di quei giorni.

Pubblicato il 30/12/2006 alle 12.18 nella rubrica Diario.

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