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Mietzsche


un po' di sinistra


24 febbraio 2007

Non è più il mio governo

Non è più il mio governo. Questo fantasenato alla ricerca di un senatore da comprare per impinguare la squadra della maggioranza è a dir poco squallido. Un comportamento da prima repubblica, una svendita totale della linea politica dell'Unione. La sfuocata visione che aveva fatto nascere questo centrosinistra è sparita del tutto, sacrificata in favore di Follini e di chissà chi altro. Rabbrividisco al pensiero dei compromessi che sono stati fatti e che ancor più si faranno al Senato, pur di sopravvivere. Certo le liberalizzazioni forse continueranno, la lotta all'evasione verrà confermata, il riequilibrio dei conti pubblici rimarrà una priorità, ma le scelte politiche? Improponibili in una coalizione che ha bisogno di accontentare molteplici posizioni sempre più discordanti, sempre più determinanti.

Determinanti per cosa però? Per non affrontare il giudizio del popolo che se chiamato oggi a far valere la propria sovranità ridurrebbe l'Unione in polvere. Per salvare l'Italia da Berlusconi, perché è  meglio continuare faticosamente a campare aggrappati tutti alle poltrone del potere, è meglio svendere la linea politica per comprare i seggi in Senato, è meglio evitare di dare troppo spazio ai processi democratici perché sarebbero letali per il governo, è meglio il peggio piuttosto che il resto. Ma prima o poi la democrazia della base, così distante dal mercato parlamentare messo in piedi dal vertice, farà pesare la propria volontà, il proprio disgusto, la propria piena delusione. 
Non è più il mio governo. Sotto ricatto perenne di comunisti pacifinti, incapaci di essere ragionevoli perché ottusamente invasati di ideologia e fanatismo. Incapaci di comprendere che per trovare una soluzione in Afghanistan non è possibile pensare a un ritiro unilaterale che isolerebbe l'Italia dalla comunità internazionale e le farebbe perdere qualsiasi influenza sull'evoluzione della situazione. Incapaci di assumersi quella responsabilità di governo che significa seguire una linea programmatica per raggiungere gradualmente obiettivi parziali che dai banchi dell'opposizione non sarebbero certamente avvicinabili in alcun modo. 
Non è più il mio governo. Schiavo di un centrismo cattolico e clericale che impedisce di compiere scelte di civiltà, di ampliare i diritti civili a tutti i cittadini, di fare dell'Italia un Paese veramente laico. Una schiavitù che aumenterà esponenzialmente, perché se l'obiettivo è quello di sopravvivere allora i centristi reazionari avranno in mano le chiavi delle catene che portano fin dentro la Città del Vaticano.

Attendo il Partito democratico, un sistema elettorale tendenzialmente maggioritario, un impulso bipolare, una nuova cultura politica e di governo, un'identità limpida, radicalmente riformista.
Sarà una lunga attesa, una lunga traversata durante la quale forze politiche a me distanti avranno il potere e faranno con ogni probabilità diversi danni, ma se vogliamo far svoltare davvero questo piccolo Paese dobbiamo iniziare questa traversata al più presto, senza perdere tempo nelle secche dalla politica da prima repubblica. 
Non è più il mio governo perché io ho votato l'Unione e l'Unione è finita e non tornerà. 




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28 maggio 2006

Da sinistra a sinistra

La sinistra, intesa come identità politica progressista, ha dalla sua le ragioni e i sentimenti più autentici e condivisibili delle donne e degli uomini, penso innanzitutto alla solidarietà, mentre ciò che da sempre l'ha rovinata e continua, anche se in misura minore, a rovinarla, è l'ideologia.

La spasmodica ricerca di un pensiero totalizzante, che si tramuta immancabilmente in totalitario, capace di definire e indirizzare ogni aspetto della vita sociale, economica ma anche personale dell'uomo, è una necessità talmente irrinunciabile da comportare l'impossibilità di staccarsi dal filosofo politico che più di tutti è riuscito a rispondere a tale necessità: Marx.

Se voi pensate che io voglia dimenticare la lezione, dirò di più, l'intuizione marxista di metà ottocento, vi sbagliate di grosso. Ma esiste il superamento. Conoscere, giudicare, interiorizzare e superare, che non significa certamente cancellare.
Le tesi di Smith sono interessanti, come lo sono quelle di Ricardo, oppure di Locke, financo di Hobbes se vogliamo allargare il contesto liberale. Sono autori la cui lezione è importante, ma certamente non sono oggi la base per una realistica strategia programmatica!


Ho approfondito molto le origini del pensiero socialdemocratico e Marx né è il principale pilastro.
Ma se nel 1899 Bernstein riteneva che  la prognosi della rivoluzione proletaria, fondata sull’acutizzazione dei rapporti sociali prevista dal Manifesto marx-engelsiano si dimostrasse già al suo tempo errata, figuariamoci cosa posso pensare di chi oggi di fronte alle sfide del mercato globale, all'architettura finanziaria internazionale, ai nuovi rapporti sociali interni alle società occidentali, alle problematiche di sviluppo dei Paesi più poveri, all'emergere di nuove superpotenze geopolitiche del tutto originali per le loro caratteristiche socioeconomiche, di fronte, in definitiva, alla realtà nella quale siamo immersi nell’anno corrente 2006 mi ripropone come valido e attuale... il marxismo. Penso che la sinistra, esattamente in virtù della sua storia, si meriti di più.

Ci sono linee di pensiero contemporanee di grande rilevanza e interesse per la sinistra, che dovrebbero interessarci (mi ci metto dentro anch'io) tutti quanti. Uno su tutti Philip Pettit e la sua teoria sul neorepubblicanesimo, base identitaria della sinistra zapateriana.

La dottrina politica è importante quanto l'azione di governo, sono il primo a dirlo, per questo scegliere quella più appropiata, non quella più romantica, è un compito fondamentale per guidare la società verso un graduale progesso sociale, economico e culturale. 

Per inciso. L'uguaglianza sostanziale è illiberale per sua stessa natura perché parifica ciò che è differente e non permette al singolo di realizzare se stesso secondo le proprie potenzialità. L'uguaglianza delle opportunità (istruzione pubblica uguale per tutti, assistenza sanitaria universale uguale per tutti, legge uguale per tutti, ecc.) è vera libertà. 

Un saluto, cari compagni.




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15 febbraio 2006

Orientamenti della crocetta elettorale

L'importanza di determinate tematiche nonché l’importanza di alcune specifiche scelte compiute da un partito, può risultare decisiva, fino al punto di orientare la crocetta elettorale da un simbolo verso un altro.

La laicità dello Stato da una parte, e l'atteggiamento clericale di certi partiti dall'altra, sono elementi decisivi in questo senso, almeno per quanto mi riguarda.

In più di un'occasione, soprattutto durante l'anno appena passato, la Margherita guidata da Francesco Rutelli ha dimostrato di avere un'idea molto sfumata della laicità dello Stato e spesso le posizioni del partito centrista, della sua maggioranza interna quantomeno, si sono distinte per la loro somiglianza con quelle della Cei, presieduta dal Cardinale Ruini.

Contemporaneamente, è apparso sulla scena politica italiana un soggetto politico nuovo, nato dalla fusione di due identità politiche antiche, quella radicale e quella socialista. La Rosa nel Pugno ha da subito messo in evidenza con chiarezza, senza ambiguità, i temi sui quali si basa la sua battaglia politica. Inutile sottolineare che, in tale lista, la laicità dello Stato ha la massima priorità.

Anche nella riunione che ha portato all'ufficializzazione del programma dell'Unione, il quale tra l'altro sta già dimostrando con sconfortante celerità la propria intrinseca debolezza, Emma Bonino ha voluto sottolineare l'eccessiva arrendevolezza della coalizione nei confronti delle pretese centriste rutelliane, infarcite di democristiano moderatismo. Non si può non ammettere che le sconfitte della Rosa nel Pugno, sull'interruzione del finanziamento alle scuole private per esempio, sono sconfitte che rafforzano il centro, a danno della sinistra.

Come conciliare queste considerazioni con il voto alla lista unica alla Camera Margherita-DS? Si badi bene a non confondere la lista unica con il progetto di partito unico riformista, abbandonato per le elezioni del 9 aprile, a proposito del quale ho scritto numerosi post, dichiarandomi a favore.

I DS godono della mia completa fiducia, anche per quanto riguarda la salvaguardia e la promozione della laicità dello Stato, l’impegno di Fassino in tale ambito è stato infatti encomiabile. Come riuscire, però, ad apporre la mia crocetta elettorale su un simbolo, l'Ulivo, che contiene al suo interno un altro simbolo, la Margherita, che rappresenta al momento ciò che vorrei indebolire nel centrosinistra?

Sono un riformista di sinistra e al Senato, avendone la possibilità, voterei il partito che meglio mi rappresenta nel panorama politico italiano, i Democratici di Sinistra, ma alla Camera la tentazione di contribuire a spingere una spina laica nel fianco confessionale dell'Italia è davvero molto forte.


 




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14 gennaio 2006

Il popolo ha ancora fiducia

Nel mio ultimo post avevo invocato uno spirito unitario di solidarietà nei confronti di Piero Fassino, ebbene, sono felice di averlo pienamente riscontrato proprio nella mia città, Lucca, prima tappa del tour che il Segretario DS svolgerà in tutta Italia, fino all'ormai prossimo appuntamento elettorale del 9 Aprile.
Fassino si è presentato in un cinema di Lucca straripante di gente decisa a far sentire il proprio sostegno personale a un uomo politico che non ha perso la fiducia della sua gente. Applausi scroscianti hanno scandito tutto il corso della serata, facendo trasparire una vicinanza del pubblico sia, naturalmente, sul piano politico, sia su quello umano.
Dopo aver chiarito nuovamente che non esiste nessuna questione morale alla quale sottoporre i Democratici di Sinistra, Fassino ha ammesso che la fiducia riposta in Consorte si è rivelata un errore di valutazione, ma ha tenuto a sottolineare la legittimità in astratto della strategia industriale alla base della scalata di Unipol a BNL, sottolineando, nel contempo, la necessità di riformare il sistema di regole interno al mondo delle cooperative che rimane, però, un'importantissima realtà sociale ed economica italiana. 
Chiuso senza ambiguità il discorso Unipol, il Segretario DS ha dedicato più di un'ora ai gravi problemi di cui soffre l'Italia, individuando nelle negligenze del governo la principale causa dell'attuale situazione. Dei vari argomenti concreti discussi con lucidità e senza inutile porpaganda, i più interessanti si sono rivelati, almeno ai miei occhi, il fisco e la strategia geopolitica italiana. Sulle tasse Fassino ha detto una cosa tanto impopolare quanto condivisibile: il fisco è uno strumento utile nonché positivo che permette allo Stato di finanziare i servizi pubblici e redistribuire il reddito, per diminuire le diseguaglianze. Non è giusto, quindi, promettere meno tasse per tutti solamente per attirare facili consensi, dipingendo il prelievo fiscale come una sanguisuga dalla quale liberarsi e quasi arrivando a giustificare l'evasione fiscale, tutti cavalli di battaglia, inutile dirlo, del Cavaliere Berlusconi.
Sul piano delle relazioni internazionali, Fassino ha voluto intrecciare la politica estera con quella commerciale, individuando senza incertezze quella che dovrà essere l'area d'interesse strategico per la nostra nazione: il Mediterraneo. La penisola italiana è, dal punto di vista geografico, il molo europeo nel Mar Mediterraneo e questa conformazione non può non essere sfruttata sul versante politico, facendo diventare Roma la capitale di riferimento per i rapporti dell'Europa con gli Stati del bacino del Mediterraneo. Si tratta di una visione geostrategica potenzialmente molto fruttuosa anche per il settore economico-commericale, di cnseguenza, il potenziamento dei porti e di tutte le infrastrutture a essi collegate sarà una delle priorità di un eventuale governo di centrosinistra, parola di Piero Fassino. Serve che io mi mette a spiegare la differenza fra una politica internazionale di questo calibro e la politica berlusconiana di amicizia speciale con le grandi potenze (USA, Russia) che spesso si tramuta in semplice servilismo, date le dimensioni economiche, politiche e militari dell'Italia? Penso che tutti possano capire da soli l'abissale differenza di prospettiva e praticabilità.
Insomma, mentre Berlusconi continua a giocare, per una volta in maniera offensiva, la carta giudiziaria, senza avere per sua stessa ammissione niente di giuridicamente rilevante da dire, contro il principale partito di opposizione, il Segretario di quello stesso partito dimostra, da una parte, di avere ancora la fiducia degli elettori di centrosinistra e, dall'altra parte, di possedere gli argomenti giusti per aggiudicarsi i voti dei cittadini che non ne possono davvero più di questa maggioranza di governo e, soprattutto, del suo capo, sempre meno indiscusso.




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8 gennaio 2006

diessino, senza vergogna

 



Mietzsche concorda pienamente con le parole di Piero Fassino:
"Discutiamo pure degli errori. Ma deve essere chiaro che noi non accettiamo nessuna campagna di delegittimazione morale e politica".


Se esiste un qualcosa di sorprendentemente deludente nell'atteggiamento tenuto dalla sinistra italiana, questo non va ricercato nei suoi vertici ma nella base: si tratta della mancanza di solidarietà nei confronti di un uomo politico e di un gruppo dirigente che da anni lotta per sgomberare il nostro Paese dal manipolo di incapaci che lo governa.
Un segretario, Fassino e un partito, i DS che non hanno niente di marcio da nascondere, ma solamente eventuali errori sui quali discutere apertamente.
Spesso e volentieri a sinistra si invoca lo spirito unitario, è l'occasione giusta per farlo emergere, dal basso verso l'alto. Allora uniamoci attorno a chi ci sta guidando verso un futuro migliore per l'Italia e per noi italiani, uniamoci in difesa delle persone a cui da anni diamo la nostra fiducia e che non meritano di perderla proprio nel loro momento più difficile. Uniti senza reticenze e senza vergogna alcuna.
 




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31 ottobre 2005

Un pungolo necessario

Di un pungolo politico socialista liberale laico e radicale l'Italia ne ha davvero bisogno, per questo motivo saluto con piacere la fusione, almeno elettorale, di Radicali e Socialisti di sinistra (perché in Italia ci sono anche i socialisti di destra e questo la dice lunghissima). 
Sotto il simbolo della rosa nel pugno hanno deciso di unirsi donne e uomini legati tra di loro dai principi che stanno a fondamento delle società occidentali, di quelle europee ancor più che di quella americana, ma sempre meno della società italiana.
La sfrontatezza tipica del partito radicale e la complessità ideologica del pensiero socialista potranno, assieme, affrontare difficili tematiche senza il solito forzato moderatismo conformista. La conferma perviene dal debutto del nuovo soggetto elettorale che si è lanciato sulla scena politica italiana proponendo un superamento del Concordato tra Stato e Chiesa. Il fatto che tutte le altre forze politiche italiane, di destra, centro e sinistra si siano prontamente defilate dalla delicata questione, dimostra quanto bisogno ci sia di un spina laica nel fianco confessionale del nostro paese. 
Aggiungo che in un eventuale partito unico riformista dovrebbe avere molto più diritto di cittadinanza il Nspelslr (Nuovo soggetto politico elettorale liberale socialista laico radicale) pittusto che l'opportunista, papista Margherita rutelliana.
Rispondo preventivamente alla critica che potrebbe facilmente essere mossa contro questo improvviso scoppio d'amore fra Boselli e Capezzone: tutto è nato dalla necessità di non scomparire nelle pieghe del sistema elettorale. E' vero, probabilmente l'istinto alla sopravvivenza è stato una delle cause scatenanti, ma le conseguenza positive che ne deriveranno non perdono il loro valore.




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31 agosto 2005

Confusione e occasione

L'estate ci ha fatto ben comprendere che centrosinistra e centrodestra non hanno una leadership salda e tantomeno condivisa sulla quale puntare con sicurezza.
La Casa delle Libertà sente il peso soffocante del proprio padre padrone, sempre più personaggio e sempre meno leader politico. Penso che alla fine sarà comunque Berlusconi a candidarsi, anche perché l'Udc potrebbe puntare sull'eliminazione del Cavaliere proprio attraverso le politiche del 2006, che si presentano quantomeno molto ostiche per l'attuale maggioranza. 
Il centrosinistra è una vera tragedia. I settori più moderati, i centristi per intenderci, stanno percorrendo tutte le strade pur di giungere alla supremazia all'interno dell'Unione; i DS non sembrano in grado di far valere il loro peso politico, elettorale nonché identitario, correndo così il rischio di finire sbranati su due fronti, dato che la sinistra radicale ha dalla sua il carisma personale di Fausto Bertinotti; Prodi è più che mai imbambolato, in completa balia degli eventi e quasi verrebbe voglia di schiaffeggiarlo alle primarie.
Proprio le primarie potrebbero diventare la luce alla fine del tunnel, ma hanno tutta l'aria di essere un precipizio inaspettato. Molti a sinistra non voteranno Prodi, per tanti motivi, tanti non lo voteranno. Per dare più peso alle istanze di sinistra, per dare meno peso al centro, per antipatia umana, per memoria storica, per passione identitaria, per coerenza ideologica. Anch'io avrei preferito qualcun'altro, un uomo più di sinistra e soprattutto meno cattolico, magari Fassino, oppure Veltroni, oppure Bersani oppure magari D'Alema. Ma guardiamo in faccia alla realtà, per una volta almeno nella nostra storia politica: Prodi è l'unica possibilità che abbiamo, in quest'epoca e in questo paese, per vincere le elezioni, per cacciare la cricca di dilettanti allo sbaraglio che hanno guidato l'Italia negli ultimi cinque anni.
Se perdiamo quest'occasione, ricordiamocelo bene, sarà solamente colpa nostra. E che nessuno si lamenti. 


 




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14 agosto 2005

In difesa dei DS

"Sono giorni difficili", dice Piero Fassino in un'intervista rilasciata al direttore dell'Unità Antonio Padellaro "ed è evidente che si sta alzando un grande polverone per coprire le manovre politiche che sono ormai in corso in vista delle elezioni del 2006. C’è un evidente tentativo da parte di molti di condizionare la vita politica dei prossimi mesi e anche la funzione e la collocazione dei singoli partiti nella competizione elettorale del 2006".

A chi si riferisce?
A destra è evidente quello che sta accadendo: il tentativo di mettere le mani sul Corriere della Sera e sul gruppo Rizzoli ha una targa molto chiara. Per mesi ci si è chiesti chi ci fosse dietro gli immobiliaristi che acquistavano azioni; in qualche momento si è anche fatto circolare il veleno che dietro queste manovre c’era il centrosinistra o addirittura i Ds o qualche suo singolo esponente... Poi la verità è venuta finalmente a galla».
«C’è un nome che dimostra chi oggi vuol mettere le mani sul Corriere: è Alejandro Agag, genero di Aznar, segretario del Partito popolare europeo, intimo di Berlusconi al punto che il presidente del Consiglio ne è stato testimone di nozze, uomo legato alla destra spagnola italiana ed europea, partner non marginale nel tentativo di impossessarsi di importanti organi di stampa. Noi dobbiamo vedere questo pericolo e respingerlo. L’autonomia dell’informazione e delle testate giornalistiche è un bene prezioso per la democrazia e tanto più quando si cerca di mettere le mani sul principale giornale del paese. Dobbiamo essere impegnati a tutelare la indipendenza e l’autonomia del Corriere così come di qualsiasi altro giornale da chi invece vorrebbe condizionarlo e piegarlo a interessi di parte. Il Corriere è uno dei giornali che da mesi conduce, in modo spesso acrimonioso, una campagna politica contro i Ds. Nonostante questo riteniamo che la libertà di informazione sia un bene prezioso che vada tutelata comunque e per tutti.

Purtroppo chi legge i giornali ha l’impressione che anche nell’Unione si menino colpi più o meno proibiti. E questo, mi lasci dire, è deprimente per chi spera che con la vittoria del centrosinistra cambino le cose
E infatti le manovre in corso non riguardano soltanto il centrodestra. C’è anche un’operazione chiara che cerca di delegittimare i Ds, di colpirne la forza, di metterne in discussione il ruolo. È un’aggressione che viene da più fronti, da settori di mondo economico e finanziario, da settori di mondo giornalistico. È certamente spiacevole che abbiano dato il loro contributo anche alcuni esponenti del centrosinistra: mi riferisco alla assurda intervista rilasciata da Parisi qualche giorno fa al Corriere della Sera, o alle estemporanee dichiarazioni fatte da Mastella, da Bertinotti, da Occhetto. Interventi che francamente stupiscono perché in questo momento c’è bisogno di grande solidarietà e di coesione del centrosinistra. E invece l’imminenza delle primarie per alcuni, e la competizione elettorale che si avvicina per altri, induce a pensare che si possa dar calci alle caviglie degli alleati. È un gioco pericoloso e irresponsabile: essendo i Ds la principale forza del centrosinistra, colpirne la credibilità, l’autorevolezza e la consistenza elettorale significa segare il ramo su cui l’intera alleanza è seduta.

Quindi ci sono rischi di rottura nella coalizione.
Certo è che noi non possiamo accettare tutto ciò. La nostra è la denuncia di chi in questi anni ha ispirato ogni suo comportamento all’unità della coalizione. Una tensione unitaria che si può ben constatare anche in queste settimane di impegno totale e appassionato per preparare le primarie e fare in modo che Romano Prodi abbia il massimo consenso. Continueremo così, però i nostri alleati devono sapere che il nostro spirito unitario non significa accettare qualsiasi cosa. A loro chiedo quel rispetto che noi abbiamo sempre avuto nei loro confronti.

Forse la situazione è sfuggita di mano perché si parla di banche, di scalate e di scalatori, di giganteschi interessi finanziari. Forse la politica dovrebbe mantenere una maggiore distanza tra se e interessi economici pur legittimi. Non trova?
Non c’è dubbio: questa campagna di aggressione si è sviluppata sulle vicende bancarie delle ultime settimane. Intanto perché le questioni bancarie hanno assunto un ruolo centrale nel sistema economico e produttivo del paese. Partiamo da un dato: in Italia, nel giro dipochi anni è cambiato il contesto in cui operano economia e finanza del nostro paese. In questa cornice si è sviluppato un processo di riorganizzazione e concentrazione del sistema bancario. Tutto questo va visto nelle sue dinamiche economiche e finanziarie sgomberando il campo da una lettura moralistica per cui quando si parla di banche e di finanza, e quindi di soldi, sicuramente c’è qualcosa di sporco. No, le banche sono uno strumento essenziale della vita economica e commerciale.

Ma oggi non si parla del sistema bancario bensì delle scalate a quelle particolari banche: Antonveneta e Bnl
Questioni che vanno distinte. C’è una vicenda più complessa e che si presenta con molti aspetti non lineari e poco chiari come il tentativo della Banca Popolare di Lodi di incorporare l’Antonveneta. E c’è la la vicenda Banca Nazionale del Lavoro. Sulla questione Antonveneta non credo che noi si debba dire granché dal punto di vista del merito. C’è la Consob, c’è la magistratura, c’è la Banca d’Italia che stanno svolgendo tutte le attività di vigilanza e di indagine necessarie: spetta a loro pronunciarsi. Voglio invece, parlare della vicenda Bnl perché è diventata il terreno di un attacco molto duro ai Ds. È accaduta una cosa molto semplice. Intanto, di una possibile fusione tra Bnl e altri istituti bancari si parla da molti anni: chi segue queste cose sa che vi era un progetto di fusione tra Banca nazionale del lavoro e Monte dei Paschi di Siena con la partecipazione dell’Unipol. Processo di aggregazione che non è stato possibile perché la Banca d’Italia lo ha sempre ostacolato con obiezioni e riserve. Negli ultimi mesi si è determinata dentro la Bnl una situazione nuova: una serie di azionisti guidati da Francesco Caltagirone che ha aggregato altri imprenditori, quasi tutti del settore immobiliare, ha via via comperato azioni Bnl fino ad avere una partecipazione che gli avrebbe potuto consentire di prendere il controllo della banca. Di fronte a questa eventualità la banca spagnola Bbva, tra i principali soci della Bnl, ha deciso di lanciare un’Opa su un’offerta pubblica di acquisto offrendo a tutti di cedere a loro le proprie azioni. In questo scenario l’Unipol ha ritenuto di essere interessata all’acquisizione di Bnl per più ragioni. Intanto perché Unipol è già azionista della Bnl, poi perché Unipol era socia al 50% di Bnl Vita, cioè una piccola compagnia assicurativa della Bnl. Infine perché l’Unipol è cresciuta sempre di più intorno alla costruzione di un grande polo banca-assicurativo, Unipol è la terza assicurazione d’Italia, ha dato vita a un suo istituto bancario, Unipol Banca, che oggi ha 250 sportelli nel paese, ha interesse a crescere e a integrare sempre più le attività assicurative con quelle bancarie. Si può condividere o no questo progetto, è lecito avere opinioni diverse, ma è un progetto imprenditoriale, di sviluppo, non speculativo e del tutto legittimo. Unipol nei prossimi giorni presenterà il suo progetto e saranno Consob e Bankitalia a valutarlo. La verità è tuttavia che questa vicenda ha fatto emergere altri problemi.

Ci spieghi quali sono.
È emerso il problema Bankitalia, che continua a funzionare e ad agire secondo norme ormai superate dopo l’introduzione dell’euro. I Ds non scoprono oggi questo tema. C’è un disegno di legge a firma Fassino, Bersani, Visco presentato dopo gli scandali Cirio e Parmalat, che propone la riorganizzazione del sistema di controllo e della vigilanza della Banca d’Italia per tutelare il risparmio dei cittadini; si prevedeva l’incarico a tempo per il Governatore e il trasferimento della vigilanza sulla concorrenza bancaria da Bankitalia all’antitrust. In commissione alcuni parlamentari del centrodestra riconobbero la bontà delle nostre proposte e votarono con noi. Poi, in aula, tutto si è bloccato perché Fazio fu il primo a insorgere per difendere in modo arroccato il suo potere; Berlusconi si mise d’accordo con Fazio nel famoso
pranzo tra Berlusconi e il governatore, testimoni alcuni esponenti di Forza Italia. Così il centrodestra blindò il voto per sopprimere tutte le modifiche innovative. Quando denunciammo tutto questo, molti di quelli che adesso scrivono editoriali e fanno i moralizzatori girarono lo sguardo da un’altra parte. La questione è semplice: a metà settembre le Camere riaprono e all’ordine del giorno del Senato c’è la legge sul risparmio. Chiediamo che si discuta subito questa legge e si approvi con le modifiche che abbiamo più volte proposto. Tutti ora dichiarano di essere d’accordo: vediamo chi vuole davvero riformare il sistema o chi invece usa questa vicenda per un gioco degli specchi e per delle battaglie politiche strumentali.

E le dimissioni del governatore? Qualcuno vi ha accusato di non averle chieste con la necessaria chiarezza.
Nessuna incertezza. Continuo a pensare che con il comportamento che sappiamo il Governatore abbia messo a rischio l’imparzialità della sua funzione e della Banca d’Italia. Sarebbe ragionevole che lo riconoscesse e rimettesse il mandato, consentendo alla Banca d’Italia di tornare ad avere il prestigio, l’autorevolezza e il credito che questa vicenda rischia di toglierle. Ma è solo parte del problema. Perché contro Unipol si è scatenata una offensiva così dura? Perché si chiama Unipol, cioè movimento cooperativo, la cui storia è tutta dentro la sinistra. Questa è la verità. Quando il presidente della Confindustria dichiara che Unipol deve occuparsi di supermercati, non solo ignora cosa sia il movimento cooperativo in Italia, ma nega che si tratti di imprenditori e imprese. Imprese che fatturano annualmente 45 miliardi di euro e danno lavoro ha 400mila addetti.

Ma l’accusa che vi viene rivolta è l’attenzione eccessiva dei Ds per l’affare Unipol-Bnl. Vi sareste troppo intromessi là dove la politica doveva mostrarsi più prudente.
Certamente non vogliamo intrometterci nella vita delle aziende e delle imprese cooperative, che rispondono ai loro organi societari, alle logiche di mercato, alle loro finalità. Ma siamo una forza di sinistra, abbiamo il dovere di garantire che le imprese cooperative abbiano gli stessi diritti e le stesse opportunità degli altri. Il movimento cooperativo non è figlio di un Dio minore. E la vicenda Unipol ci dice esattamente questo. Quello che si contesta è la possibilità dell’Unipol di investire in una banca.

Lo sostengono in molti.
E in nome di cosa? Di quale regola di mercato? Siamo all’assurdo per cui in Italia la Fiat fa auto e legittimamente investe in Mediobanca, nel Corriere della Sera e nella Stampa e nessuno trova da ridire. Della Valle fa scarpe e borse e legittimamente investe in Banca nazionale del lavoro, e in Corriere della Sera. Benissimo. Caltagirone costruisce e vende case, è proprietario di giornali e ha partecipazioni bancarie come in Monte dei Paschi di Siena. Tronchetti Provera si occupa di telecomunicazioni e legittimamente sta nel Corriere della sera e ha partecipazioni in Mediobanca. Nessuno contesta che grandi aziende diversifichino i loro investimenti anche nel settore finanziario e dell’informazione. E invece Unipol, che è una assicurazione, materia molto più affine al settore bancario di auto, scarpe o cavi delle telecomunicazioni, non lo può fare e se lo fa si alza un’enorme bagarre. Questo denuncio. E denuncio una inversione, un rovesciamento della situazione per cui si accusano i Ds di sovrapporsi all’Unipol. È vero il contrario. Chi attacca l’Unipol lo fa perché è di sinistra: così la butta in politica. E si dice: se Unipol è troppo forte è troppo forte la sinistra. Respingo tutto questo. E respingo anche la campagna sulle intercettazioni telefoniche.

A proposito delle intercettazioni pubblicate ieri sul Corriere, nel testo vengono citati i suoi contatti telefonici con Giovanni Consorte, presidente di Unipol.
Innanzitutto che in queste vicende bancarie gli attori sono più di uno. Sarebbe interessante capire perché le intercettazioni riguardano sempre e solo una delle parti in causa. Sarebbe interessante sapere a chi ha telefonato Abete, a chi ha telefonato Della Valle, che cosa si sono detti. Come mai non lo sappiamo? Emerge che io ho parlato con Consorte? Certo che l’ho fatto. Di fronte a una vicenda di tale importanza è naturale che io mi informassi su come procedevano le cose; anche perché la vicenda è stata da altri quotidianamente gestita in chiave politica. Quel che non si dice è che in quelle intercettazioni telefoniche non si troverà mai una telefonata di Fassino a Fiorani, a Ricucci, a Gnutti, a Caltagirone, a Coppola, a Statuto, neanche a Fazio o al dottor Frasca. Questo perché Piero Fassino non si è ingerito in niente. Spero che i testi delle telefonate vengano resi pubblici in modo che tutti possano constatare che si tratta di conversazioni puramente informative e che non c’è nient’altro che uno scambio di opinioni. È naturale, aggiungo, che il segretario di uno dei principali partiti italiani interloquisca con gli esponenti più rappresentativi del mondo economico e finanziario. Io parlo normalmente con Montezemolo, De Benedetti, Tronchetti Provera e altri capitani d’industria. E in questi mesi mi è capitato di parlare spesso con Abete e Della Valle sulla questione Bnl. Non credo che sia motivo di scandalo o di sorpresa. Anche se so benissimo che si cercherà di montare una campagna scandalistica contro me e i Ds.

Forse anche nel centrosinistra.
Spero di no. Anche se considerando la forza dei Ds qualcuno preferirebbe rapporti di forza diversi all’interno della coalizione. Del tutto legittimo che si coltivi questo desiderio. Un po’ meno legittimo che si cerchi di realizzarlo scatenando una campagna di aggressione e denigrazione.

A proposito di queste ultime vicende c’è chi parla di "questione morale" dei Ds.
Vorrei sapere a che proposito. Quando parliamo di questione morale, e la mente va al ’92-’94, abbiamo presente cos’è successo allora? C’erano tangenti, miliardi di soldi che affluivano in conti segreti svizzeri, c’erano interessi privati che si sovrapponevano a interessi pubblici. Nelle ultime vicende dov’è tutto questo? E comunque, per quello che riguarda, i Ds non hanno altro interesse all’infuori della politica. Ma fa comunque parte della politica interessarsi di quello che succede nel sistema economico e produttivo di un paese. Io resto fedele alla lezione che ci ha lasciato Enrico Berlinguer. La politica deve scorrere nel letto dell’etica e per quello che mi riguarda e riguarda i Ds, è sempre stato così.

Un’ultima cosa: ha proposito della scalata Bnl da parte di Unipol, Giuliano Amato ha detto ieri in un’intervista che con tutti quei soldi si potevano fare cose più utili.
È una valutazione sulla quale non entro. E responsabilità degli amministratori di Unipol decidere quale politica aziendale perseguire e come fare i loro investimenti. Registro un aspetto però. Che quando Unipol si è rivolto a tutto il movimento cooperativo proponendo di partecipare alla offerta sulla Bnl, il 98% delle cooperative ha detto sì. Il che vuol dire che l’intero movimento percepisce l’importanza di essere più forte e più presente nel settore finanziario. Hanno aderito non in termini di principio, ma mettendoci i loro soldi: hanno fatto una scelta imprenditoriale. La domanda è un’altra. Unipol ha deciso di dar vita a un grande polo bancario-assicurativo: ce la farà? Questa è la sfida che sta di fronte a Consorte e agli altri amministratori. Spetta invece ai Ds battersi contro ogni forma di discriminazione garantendo che Unipol possa operare nelle stesse condizioni e con le stesse opportunità che sono offerte a qualsiasi altra impresa. Niente di più ma neanche niente di meno.




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9 luglio 2005

Discorso alla sinistra sulla lotta al terrorismo

Il terrorismo internazionale di matrice islamica vuole colpire l'occidente, indebolirlo e lacerarlo, per sostituire, in un'ottica di lungo periodo, i suoi valori con quelli della religione coranica.
Siamo in guerra. Sembra ormai una frase fatta, quasi uno slogan preconfezionato da utilizzare in situazioni tragiche come quella del barbaro attacco terroristico alla capitale inglese, ma non è solamente questo. E' piuttosto la realtà nella quale siamo immersi, in Europa come negli Stati Uniti d'America.
La guerra in Iraq è stato un errore clamoroso, una vera e propria deviazione dalla priorità di combattere davvero il terrorismo, ma non è la causa dell'offensiva islamista contro la nostra civiltà. La nostra civiltà, sì, quella occidentale. C'è qualcuno, magari ancora assoggettato ai parametri della guerra fredda oppure semplicemente attratto da un indifferente nichilismo, che non crede a questa civilità, qualcuno che ne fa parte attivamente ma che non riesce a comprendere o non vuole comprendere il suo enorme privilegio. Qualcuno che sfrutta i tanti diritti di cui può usufruire, senza però accettare i doveri ai quali dovrebbe obbedire. Questo qualcuno ha una colpa oggi molto grave, quella di dividere il fronte occidentale, che si ritrova così più esposto all'aggresione islamista. 
L'offensiva ci viene lanciata, a tutti quanti senza distinzioni, da una cultura sociopolitica mille anni indietro rispetto alla nostra, nella quale non v'è traccia dei diritti umani, delle libertà personali, dell'uguaglianza tra donna e uomo e la regola seguita è quella descritta da un profeta vissuto nel VII secolo. Quando parliamo di leghisti, fascisti, nazisti, non abbiamo paura di usare parole forti, non dobbiamo averla neppure in questo caso, gli integralisti islamici sono dei barbari, della peggior specie. Se lottiamo contro l'oscurantismo delle gerarchie ecclesiastiche nostrane, non possiamo non lottare, con tutta la nostra forza, contro la reazionaria rozzezza dell'estemismo religioso islamico.
Voglio difendere i traguardi civili e sociali raggiunti dalla civiltà occidentale e lo voglio fare senza alcuna incertezza. Lo dico allora esplicitamente, sono d'accordo con l'applicazione di una normativa speciale per combattare con più efficacia il terrorismo islamista. Il motivo l'ho dichiarato all'inizio di questo post: siamo in guerra.
L'Impero Romano aveva ideato la figura del Dictator, il quale assumeva temporaneamente i pieni poteri in periodi bellici, se stessimo combattendo una guerra guerreggiata ci sarebbe addirittura la legge marziale, non siamo a quel livello certo, ma non siamo neppure a un livello ordinario. Diciamocelo sinceramente, la cellula terroristica che ha colpito Londra era magari composta da una decina di elementi operativi, ma il problema non sono unicamente tali personaggi, è il tessuto sociale della comunità musulmana londinese a destare serie preoccupazioni. Londra era ed è tutt'ora una città da una parte fortemente integrata e dall'altra altrettanto fortemente sotto controllo, completamente monitorata; eppure per mesi, forse per anni, i terroristi hanno potuto organizzare un attentato complesso e articolato come quello del 7 luglio, hanno potuto inoltre vivere una vita paralella che non destasse sospetti e per far tutto questo hanno avuto bisogno di una copertura, una complicità diffusa che va molto al di là dei dieci esecutori materiali dell'attentato terroristico.
Senza fare stupide generalizzazioni etnico-religiose, bisogna, però, riconoscere che la guardia sulle comunità islamiche interne ai paesi europei deve essere tenuta molto, molto alta. Sono parole semplici, che spesso non si ha il coraggio di pronunciare.
Sono parole di un discorso che faccio soprattutto alla sinistra.




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3 giugno 2005

Federazione di blog a favore delle primarie

Prodi, rivolgendosi ai leader dell'Unione, ha dichiarato: "Dobbiamo considerare anche l'eventualità di riaprire un confronto aperto e collettivo sulla guida dell'Unione". Io, rivolgendomi a voi elettori del centrosinistra, ma non solo, vi dico: Dobbiamo pretendere un confronto aperto e collettivo sulla guida dell'Unione.
La politica, senza partecipazione, diventa solamente un gioco di palazzo il cui fine unico è la conquista e il mantenimento del potere. Ma la politica può essere passione, emozione, coscienza e consapevolezza, la politica può e deve essere partecipazione. Perché sono le donne e gli uomini e le ragazze e i ragazzi, che con il loro voto tolgono o conferiscono il potere di guidare un paese intero, a trovarsi, ogni giorno, di fronte a quei problemi sociali ed economici che i governanti sono chiamati ad affrontare e risolvere, una volta eletti. Le gente, il popolo, la base ha il diritto di far sentire e di far valere la propria voce.
La via delle primarie davvero mi sembra quella più democratica ed efficace per riavvicinare i cittadini a una vita politica sempre più ristretta agli uomini di palazzo e, contemporaneamente, per riconferire alla base il ruolo che le spetta di supremazia rispetto al vertice.
Si tratta di una volontà trasversale a tutta la sinistra; non per niente sia Mietzsche, che rappresenta il fronte riformista, sia Poverobucharin, che rappresenta quello più radicale, concordano nel creare una federezione di blog a favore delle primarie come strumento per la scelta del leader dell'Unione. Chi vuole entrare a farne parte sarà sicuramente ben accetto!




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Nelle vostre tiepide case,
Voi che trovate tornando a sera
Il cibo caldo e visi amici
  Considerate se questo è un uomo
  Che lavora nel fango
  Che non conosce pace
  Che lotta per mezzo pane
  Che muore per un sì o per un no.
  Considerate se questa è una donna,
  Senza capelli e senza nome
  Senza più forza di ricordare
  Vuoti gli occhi e freddo il grembo
  Come una rana d’inverno.
Meditate che questo è stato:
Vi comando queste parole.
Scolpitele nel vostro cuore
Stando in casa andando per via,
Coricandovi alzandovi;
Ripetetele ai vostri figli.
  O vi si sfaccia la casa,
  La malattia vi impedisca
  I vostri nati torcano il viso da voi

Primo Levi


 

 

 

 

  

 

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