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Mietzsche


Diario


18 settembre 2007

lo stato della libertà




Torno a scrivere, dopo molto tempo, su Mietzsche. Il fatto che mi ha spinto a risvegliare questo blog lo potete osservare con i vostri occhi attraverso il video che ho scaricato da youtube. Si tratta di un episodio non solo vergognoso, ma anche inquietante. Uno studente universitario, armato unicamente di parole, è stato bloccato, sbattuto a terra e stordito ripetutamente con scariche elettriche, quando già era immobilizzato e del tutto incapace di offendere. Un ragazzo la cui unica colpa è stata quella di farsi trascinare dalla veemenza delle proprie domande, che suonavano come accuse dirette al senatore John Kerry, ex candidato alla presidenza degli Stati Uniti. Andrew Meyer, questo il nome dello studente, ha continuato a rivolgersi a Kerry nonostante il tempo a sua disposizione fosse scaduto e il suo microfono è stato spento; una circostanza del tutto usuale in qualsiasi dibattito, soprattutto di natura politica. Per contenere l’ostinato oratore, al posto del solito moderatore o del semplice passare del tempo, è intervenuto un gruppo di poliziotti, facenti parte della sicurezza del campus universitario, che con inusitata aggressività hanno deciso di zittire l’intemperante interlocutore. Nessuno dei ragazzi presenti in aula si è alzato dalla propria sedia o ha deciso di reclamare contro ciò che stava avvenendo; lo stesso Kerry ha pensato bene di non protestare per l’evidente eccesso di brutalità da parte degli agenti, ritenendo più opportuno tentare di rispondere alla domanda, senza badare al fatto che l’autore di quella domanda era sdraiato sul pavimento, percorso da scariche elettriche. Davvero non trovo termini adeguati per descrivere la gravità dell’accaduto. Un attentato alla libertà di espressione del pensiero, un atto di violenza ingiustificata da parte dell’autorità costituita nei confronti di un singolo cittadino, del tutto inoffensivo, al quale sono stati calpestati i più elementari diritti civili. Il tutto sotto lo sguardo inebetito di studenti probabilmente intimoriti dalle possibili conseguenze di una loro qualunque azione di sostegno nei confronti di Meyer, oppure, peggio ancora, assuefatti oramai a un atteggiamento prepotente e autoritario dello Stato. Il tutto sotto lo sguardo indifferente e distaccato di un senatore americano, che ha perso gran parte della mia stima nei suoi confronti. Il tutto sotto il nostro sguardo, che non può e non deve passare oltre senza fermarsi a riflettere sullo stato della libertà in un mondo che non è affatto lontano dal nostro. Non conosco Andrew Meyer, non sono qui a scrivere per difendere le sue idee, le sue opinioni, le sue posizioni politiche. Sono qui per difendere le fondamenta della civiltà occidentale. Se innocui studenti universitari devono temere di essere arrestati e percossi a causa della loro passione politica, della loro irruenza, della loro impetuosità, significa che quelle fondamenta sono state intaccate.




permalink | inviato da Mietzsche il 18/9/2007 alle 22:49 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (9) | Versione per la stampa


30 dicembre 2006

Esportare l'America

Esportare l'America. Questo era il titolo del libro di Christian Rocca, uscito tre anni fa, con il quale il giornalista del Foglio spiegava la strategia neoconservatrice, giustificando la guerra contro l'Iraq in quanto parte di una più generale rivoluzione democratica globale, o almeno mediorientale.
Ecco l'America che Rocca pensava ingenuamente (lasciatemi usare questo eufemismo per non essere inutilmente volgare) fosse possibile esportare con i marines in assetto da guerra:
"Uozzamerica? Non è un luogo né un continente. E' la normalità, l'insostituibile libertà di essere normali. L'America è ovunque. E' la nostra vita: un lavoro che a volte soddisfa e a volte no; una famiglia e una casa; alzarsi la mattina, fare colazione e andare in ufficio. Questa è l'America. Poi si gioca, si scherza, si mangia, si litiga, ci si diverte. A volte si piange. Non sono solo rose e fiori in America. Ma ci sono gli amici, c'è il cinema, c'è l'amore, c'è la partita in tv".
Ecco l'America che è stata esportata in Iraq:
Uozzamerica? Non è un luogo né un continente. E' la guerra, l'insostituibile angoscia di essere in guerra. L'America è ovunque. E' la vita quotidiana: un'autobomba che esplode mentre sei in fila a cercare lavoro; una famiglia sterminata dai bombardamenti o dalle violenze settarie, una casa distrutta o abbandonata; alzarsi nel cuore nella notte, con l'ansia di essere rapiti, rapinati, uccisi, stuprati, torturati, arrestati. Questà è l'America. Poi si scappa, si va in esilio volontario, ci si arruola nella polizia o nelle milizie, si muore. Si piange sempre. Non sono rose e fiori l'America. Non ci sono più amici, c'è Abu Ghraib, c'è l'odio, c'è l'esecuzione in tv".

L'Iraq di Saddam era un Paese in catene, governato da un regime brutale, da un dittatore sadico.
Ci sono dei giorni in cui l'America è un miraggio, una speranza, un'illusione, un progetto per il futuro, un orgoglio per l'Occidente, una sorella dell'Europa.
Ci sono dei giorni in cui l'America fa proprio schifo. E questo è uno di quei giorni.




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9 settembre 2006

Falsità

Pubblico questo post, dopo una lunga pausa estiva, giusto per rimarcare ciò che voi attenti lettori avrete sicuramente già appreso e commentato abbondantemente: La guerra all'Iraq fu fondata su un legame tra il Rais di Baghdad e il gruppo terroristico di Bin Laden del tutto inesistente.
Si tratta di una conferma ufficiale, chiarita in dettaglio nel
rapporto stilato dalla commissione Servizi Segreti del Senato statunitense. "Saddam Hussein non si fidava di Al Qaeda - si legge nella relazione - e considerava gli estremisti islamici come una minaccia per il suo regime, dunque respinse tutte le richieste di sostegno materiale o logistico" rivoltegli dall'organizzazione terroristica.
L'invasione dell'Iraq è stata, oltre che un tragico errore strategico nella lotta al terrorismo islamista, un atto di vera e propria pirateria internazionale, una guerra illegale, fondata su presupposti falsi, i cui obiettivi reali non sono ancora stati spiegati in maniera esaustiva.
Tutti coloro i quali hanno cercato, in questi ultimi tre anni, di legittimare la tesi della connivenza tra Iraq e Al Qaeda, per inserire la guerra unilaterale angloamericana nel contesto della guerra al terrorismo internazionale, farebbero bene a scusarsi con chi hanno indegnamente tentato di ingannare.




permalink | inviato da il 9/9/2006 alle 16:29 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa


5 luglio 2006

Servizio pizza a domicilio...



Buon Appetito!




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12 giugno 2006

I mondiali su internet e lo spirito di rivolta degli internauti

Ieri pomeriggio, verso le 18.30, mi sono collegato, come spesso accade, con Repubblica.it per leggere qualche notizia dell'ultim'ora. La finestra dedicata a Germania 2006 prevedeva la possibilità di seguire in diretta la partita, in quel momento Iran-Messico, leggendo i commenti del giornalista presente allo stadio, o magari semplicemente seduto di fronte a un televisore collegato a Sky!
"Leggere un incontro di calcio" è tanto noioso quanto ridicolo, ma c'era una funzione interessante che mi ha spinto a cliccare sul titolo "DIRETTA Iran-Messico", cioè la possibilità offerta agli utenti connessi di lasciare commenti sulla partita, come in una chat aggiornata ogni pochi secondi. Ho pensato che sarebbe stato divertente leggere cosa ne pensassero i lettori di Repubblica.it dei mondiali appena iniziati e della partita in questione, anche a causa della molteplici polemiche che hanno accompagnato l'arrivo della selezione iraniana in terra tedesca. Ma quando ho scoperto di cosa davvero si stava discutendo sulla chat di Repubblica.it dedicata ai mondiali, sono rimasto ancora più piacevolmente sopreso di quanto potessi aspettarmi. 
Si discuteva animatamente di come concretamente riuscire a visualizzare le partite del mondiale in corso, senza avere l'abbonamento a SKY! I siti internet e i programmi di webTV consigliati si sprecavano. In sostanza ci si collega con programmi di peer to peer televisivo a canali in chiaro di altre nazioni che hanno pagato, a differenza della nostra cara RAI, i diritti televisivi per trasmettere le partite; per ascoltare la telecronaca in italiano basta connettersi con RadioUno sul sito della RAI e il gioco è fatto! L'operazione è davvero semplice e alla portata di tutti. 
Le potenzialità che internet offre alla nostra generazione per sfuggire alla schiavitù imposta da un sistema economico il più delle volte monopolistico o comunque anticoncorrenziale, sono davvero enormi e affascinanti. La musica e i film sono stati strappati, grazie ai programmi di peer to peer, alle case editrici e ai loro prezzi esorbitanti, Skype ha infranto il muro della comunicazione, adesso anche quello della televisione sta barcollando.
Internet è vera anarchia, dove ogni individuo, se preparato e cosciente delle risorse a sua disposizione, può uscire dalla gabbia dorata del sistema. In sempre più occasioni.  

Aggiungo solamente che alla fine del primo tempo di Iran-Messico, la redazione di Repubblica.it ha interrotto la chat, senza alcuna spiegazione, dando appuntamento agli utenti alla partita di oggi pomeriggio. Tutto previsto, oppure lo spirito di rivolta degli internauti era del tutto imprevisto!?




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8 giugno 2006

Modello italiano

"Comprendiamo perfettamente la posizione italiana, è un ritiro coordinato che lascia una forte cooperazione politica e civile". Sono le parole pronunciate dal presidente iracheno Talabani durante il suo incontro con D'Alema a Suleimanyia. "In linea di principio - ha aggiunto Talabani  - l'Iraq è a favore del ritiro di tutti gli eserciti dal suo territorio ma bisogna aspettare che abbia sufficenti forze di sicurezza. Tutti i ritiri dovrebbero avvenire secondo il modello italiano". D'Alema ha inoltre auspicato un sostegno "sempre più importante degli organismi multilaterali" spiegando che l'Iraq in futuro "avrà bisogno più del sostegno economico che di quello militare".
Abbiamo cambiato il ministro degli esteri e con lui la politica estera italiana. In meglio.  
 




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21 maggio 2006

La lezione spagnola

La replica, chiara e decisa, del governo spagnolo al Papa dovrebbe essere d'esempio per la asservita classe politica nostrana, di destra come di sinistra.
Il Pontefice aveva chiesto all'ambasciatore iberico presso la Santa sede garanzie sull'insegnamento della religione cattolica a scuola. Il portavoce della Moncloa Fernando Moraleda ha dichiarato che il governo spagnolo "non puo' occuparsi piu' del catechismo che del programma" e che e' compito dell'esecutivo governare "per l'insieme dei cittadini, per quanti professano una fede e quanti no, ed essere rispettoso della costituzione e dei suoi valori, tra i quali figura che il nostro Stato e' aconfessionale".
Non è poi così difficile definire i compiti e le caratteristiche di uno Stato laico, basta volerlo fare.




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11 maggio 2006

Il compagno Presidente


Uno dei principali, più illuminati esponenti dell'ormai scoparso PCI è diventato Presidente della Repubblica.
Si conclude così definitivamente l'esilio istituzionale di quella parte politica italiana che, dopo aver contribuito democraticamente alla crescita socioeconomica nonché culturale del nostro Paese per 40 anni, trova oggi la sua piena legittimazione politica.
Giorgio Napolitano, in particolare, uomo di grande intelligenza, ha sempre rappresentato nel PCI la corrente riformista, cosiddetta migliorista, che individuava in una socialdemocrazia di stampo europeo lo sbocco naturale del più grande partito della sinistra italiana.  
Dei Democratici di Sinistra Napolitano non può che essere, dunque, considerato uno dei padri nobili e la sua ascesa al Colle premia giustamente il ruolo di primo partito dei DS, vero motore dell'intera coalizione di centrosinistra.
Per questo a me piace definire Napolitano il compagno Presidente, perché sento nella sua storia il complesso passato sul quale poggia, almeno in parte, l'identità politica della sinistra riformista contemporanea di cui anchì'io faccio parte.
In molteplici occasioni ha dimostrato di saper essere un uomo super partes e anche in questa delicata circostanza sarà in grado di assolvere in maniera adeguata il compito che gli è stato assegnato, riuscirà a essere il Presidente di tutti, ma per me è già il compagno Presidente.
 




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9 maggio 2006

Nessuna speculazione

"Tu, Giorgio, sei il candidato dell'Unione. E in campo ci sei solo tu"  Massimo D'Alema




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8 maggio 2006

Napolitano Presidente

Un comunicato di Ricardo Franco Levi annuncia che "raccogliendo la disponibilità espressa dalla delegazione composta dall'onorevole Pier Ferdinando Casini, dall'onorevole Gianfranco Fini e dal dottor Gianni Letta di far convergere i voti dei partiti da loro rappresentati su una personalità del centrosinistra e di forte profilo istituzionale, Romano Prodi e i leader dei partiti dell'Unione, d'intesa con Massimo D'Alema, hanno deciso di proporre la candidatura alla presidenza della Repubblica del senatore a vita Giorgio Napolitano, già presidente della Camera dei Deputati".

La candidatura auspicata da Mietzsche è finalmente arrivata, adesso bisogna difendere le ragioni di una scelta che ha tutte le caratteristiche per essere ritenuta ragionevole e condivisibile dalla grande maggioranza delle forze politiche italiane.

“Caro Napolitano, ho letto e in parte riletto il tuo libretto (Al di là del guado. La scelta riformista). È inutile che ti dica che io sono totalmente d’accordo con te, dalla prima riga sino all’ultima. Trovo addirittura incredibile che un partito che ha fatto per anni una politica da Partito socialdemocratico, ora che potrebbe farla alla luce del sole, torni indietro a posizioni da gran tempo dal partito stesso superate. La tua affermazione chiave che il Pci era da tempo diventato cosa diversa dal nome che portava è fondamentale. Non riesco a capire perché non venga accolta da tutti come base del nuovo corso.” Così scriveva Bobbio in una lettera del 23 dicembre 1990.




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  Considerate se questo è un uomo
  Che lavora nel fango
  Che non conosce pace
  Che lotta per mezzo pane
  Che muore per un sì o per un no.
  Considerate se questa è una donna,
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  Senza più forza di ricordare
  Vuoti gli occhi e freddo il grembo
  Come una rana d’inverno.
Meditate che questo è stato:
Vi comando queste parole.
Scolpitele nel vostro cuore
Stando in casa andando per via,
Coricandovi alzandovi;
Ripetetele ai vostri figli.
  O vi si sfaccia la casa,
  La malattia vi impedisca
  I vostri nati torcano il viso da voi

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