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Diario


18 novembre 2003

Revisionismo di cento anni fa, riformismo di oggi

Ho deciso di fare un breve excursus storico riguardante un autore di rilevanza straordinaria per lo sviluppo del socialismo e del marxismo. Si tratta di Eduard Bernstein (1850-1932), capofila del revisionismo, il primo ad aver avuto “la coscienza di trovarsi di fronte ad una situazione nuova” (L.Colletti) nella quale la prognosi della rivoluzione proletaria, fondata sull’acutizzazione dei rapporti sociali prevista dal Manifesto marx-engelsiano si dimostra già al suo tempo (1899) errata.


 


Membro del Partito Socialdemocratico, Bernstein aderisce al marxismo degli anni ottanta, ma nel decennio successivo si porta su posizioni meno radicali e comincia a elaborare una revisione della teoria marxista. Il “revisionismo” diviene una tendenza (soprattutto in Germania e in Austria) e la politica socialista di fatto recepisce molte delle sue indicazioni.


Bernstein richiama l’attenzione sull’importanza dei mutamenti parziali che si accumulano e formula la famosa (e illuminante) espressione per cui il “movimento è tutto” e il cosiddetto “scopo finale del socialismo è nulla”. Non si possono, quindi, sacrificare le conquiste a breve termine, rinviando a dopo la rivoluzione la realizzazione di ogni riforma seria.


Tra democrazia e sfruttamento capitalistico si sarebbe manifestata con chiarezza una netta contrapposizione e il compito del proletariato non è più quello di rovesciare lo stato borghese, ma quello di riformare lo stato in senso sempre più democratico e di utilizzare gli strumenti legali per una legislazione sempre più aderente alle necessità sociali. Bernstein contesta la “teoria del crollo”, ovvero l’idea dell’imminente caduta del sistema capitalistico e rivaluta decisamente il sistema democratico affermando che “la democrazia è al tempo stesso mezzo e scopo. E’ il mezzo della lotta per il socialismo, ed è la forma della realizzazione del socialismo”.


In definitiva, la lettura dei rapporti economici-sociali in termini di lotta di classe è del tutto superata e “I presupposti del socialismo e i compiti della socialdemocrazia” (titolo di una sua opera) sono da incentrare sul confronto politico in un contesto democratico.


 


Quelle del politico tedesco sono idee concrete, innovative e coraggiose che possono emozionare chi vede nella sua condanna del massimalismo e nel suo spirito riformista, un grande esempio storico che possa aiutare le forze del presente ad agire con la stessa risolutezza nella costante ricerca di “una legislazione sempre più aderente alle necessità sociali”.

Triste è riflettere sul fatto che pochi anni dopo Bernstein, emergeranno in Europa le figure di personaggi come Rosa Luxemburg e Lenin, i quali spingeranno di nuovo, con violenza, la sinistra verso la deriva rivoluzionaria comunista. Che poi i comunisti resistano ancora oggi, è addirittura grottesco, dato che ben cento anni fa quelle categorie interpretative e qui modelli politici erano considerati obsoleti




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